Intervento di Roberta Pompili. Salute e scuola pubblica. Una lettura antropologica ed ecologica dentro le mobilitazioni in difesa della scuola.

Roberta Pompili
28.03.2021

In realtà in quanto precaria questo periodo sto lavorando sulla scuola quindi la mia ricerca è ovviamente una ricerca etnografica all'interno della scuola dove lavoro da un po’ ed è una ricerca che ha un approccio femminista ed ecologista.
Cercherò di descrivervi in qualche modo questo progetto che ho chiamato un progetto di contro-egemonia che abbiamo costruito insieme a tanti altri compagne e compagni, tante altre persone e si chiama Priorità alla scuola, ed è un progetto che ha oltremodo incrociato il discorso dell'interdipendenza e del conflitto nella produzione di un'idea di salute politica dentro una lotta politica, un'idea di salute collettiva e pubblica.
 
La prima cosa che voglio dire è che proprio come femminista mi muovo con il mio corpo e come soggetto attivo produco un sapere parziale, provvisorio e limitato. In questo senso ragionare sull’etnografia quindi è in qualche modo produrre una serie di narrazioni che partono da me stessa. Una pluralità positiva quella che ad esempio mette in scena col corpo il femminismo che, come dice Donna Haraway, possiede una curiosità insaziabile per le reti di posizionamento differenziato.
 
Allora direi: “non cucino da giorni, finisco la DAD sempre più stanca, mentre osservo il cesto di panni sempre più pieno di vestiti da lavare, a volte accendo il pc dal letto per la stanchezza e la perdita di piacere per questo lavoro, diventato nel tempo, sempre più una somministrazione di informazioni e compiti. Sul divano anche mio figlio segue la DAD, ma ha già detto che forse basta, che lui smette, che questa università così non gli dà più nulla.”
 
Allora che cos'è la salute? Come si costruisce nella fase pandemica un progetto contro-egemonico che parli di salute pubblica e di scuola pubblica? 
 
Chiaramente le mie osservazioni saranno un po’ fuori dal discorso del vaccino, si concentreranno sul discorso di come si produce un piano pandemico a partire dalle lotte sociali e dalle lotte che dentro la riproduzione, dentro il welfare in questo momento si stanno dando, in un momento di shock economy in cui il capitale sta ancora di più mettendo a valore la riproduzione.
 
Qualche mese fa abbiamo indetto un'assemblea come Priorità alla scuola pubblica, un'iniziativa importante e significativa in cui un nutrito gruppo di 60 persone hanno partecipato. Genitori, insegnanti, studenti, ma anche psicologi, biologi, sindacalisti della scuola, dei trasporti, della sanità.
 
“Ci mobilitiamo da molti mesi per la riapertura delle scuole. Tutta la produzione è ripartita ma il welfare  ésotto attacco, la porta di scuola è chiusa. Vogliamo mettere insieme più voci e utilizzare un approccio ecologico e qui quando dico ecologico dico a che fare con un discorso di interdipendenza; l'ecologia ha a che fare con un discorso di interdipendenza e quindi che mostri come la salute sia legata all'interdipendenza delle persone, ma anche delle infrastrutture e delle istituzioni. L’insieme di voci che prende parte a questa discussione ci sembra costituire ciascuno un tassello significativo dell'insieme.” 
 
Come attivista femminista la nostra assemblea è necessariamente legata a denunciare e far emergere il nuovo lavoro invisibilizzato dato delle donne diventate. Ho visto anche con Sanremo l'angelo del tablet sulle cui spalle viene di nuovo scaricato il costo della crisi pandemica e che oltre al rischio di perdere il lavoro (per lo stato strutturale di violenza sistemica nel quale ci troviamo) adesso deve fare i conti con una gestione criminale della pandemia, con le tradizionali incombenze domestiche, ma anche con il lavoro di assistenza didattica a casa o, in caso di bambini molto piccoli, presa in carico del minore senza assegni o congedi, eccetera.
 
In questa assemblea che abbiamo messo in piedi non mancano le voci del disagio psicologico dei ragazzi, delle difficoltà didattiche della scuola in remoto e altri aspetti significativi. La scuola però non è un luogo isolato, non si può isolare dal contesto. Le voci dei sindacalisti descrivono una sanità privatizzata, assenza di medicina territoriale, una sanità ridotta in ginocchio da un anno di epidemia, dalle privatizzazioni, dunque senza uno straccio di assunzioni e senza protocolli adeguati.
 
I sindacati dei trasporti parlano del piano di privatizzazione che ha mandato a casa molti di loro, ma Propus Italia, azienda privata che gestisce il bene pubblico, fattura mentre i trasporti sono fermi con le scuole chiuse.
 
Che cos'è la salute pubblica? 
 
Dentro questi contenitori si produce un incontro formidabile: da una parte abbiamo una forza delle mobilitazioni dei genitori, ma in particolare delle donne, delle madri, che hanno dato una grande spinta a questo movimento, e si costruisce però dentro un’eterogeneità e nelle differenze un progetto in cui del welfare ne viene ribadita l'importanza, viene rivendicato e questa lotta diventa un progetto contro egemonico che cerca di connettere tutti.
 
Cito Gramsci: “L’uomo attivo di massa opera praticamente ma non ha una chiara coscienza di questo suo operare, eppure è un conoscere il mondo in quanto lo trasforma. La sua coscienza teorica sembra quasi essere in contrasto con il suo operare. Si può dire che egli ha due coscienze o una coscienza contraddittoria: in una implicita al suo operare realmente lo unisce a tutti i suoi collaboratori nella trasformazione pratica della realtà, e una superficialmente esplicita o verbale che ha ereditato dal passato accolto senza critica. La comprensione critica di se stessi avviene quindi attraverso una lotta di egemonie politiche, di direzioni contrastanti, prima nel campo dell'etica poi della politica per raggiungere una elaborazione superiore alla propria coscienza del reale."
 
Assumiamo dunque che gli attori nella nostra arena si muovono avendo la capacità di trasformare il mondo e conoscendolo almeno in parte, o meglio avendo degli elementi parziali di verità da connettere e mettere in relazione con gli altri. Le madri e la brutalità dello sfruttamento del lavoro più visibilizzato, i ragazzi allo stato di malessere psicologico, le difficoltà di tattiche, la necessità di un ripensamento pedagogico complessivo, i precari e la continuità professionale didattica, ma anche per esempio gli insegnanti che offrono la loro esperienza conoscitiva con l'importanza della tracciabilità sul contagio ma soprattutto hanno il sapere del lavoro dentro le classi e spiegano molto bene che ridurre il numero degli allievi per classe è un elemento ecologico e didattico, non solo un elemento ecologico perché riduce il contagio, non solo didattico perché migliora la didattica, ma femminista perché parla della necessità di un lavoro di cura che deve intrecciarsi assieme a quello professionale e l'insegnamento stesso.
 
Quindi ripensare al welfare, alla salute e all'insegnamento stesso.
 
Alcuni studiosi come Marisol de la Cadena hanno proposto il termine pluriverso come strumento analitico utile per produrre composizioni etnografiche capaci di concepire ecologie delle pratiche attraverso mondi eterogenei, impigliati tra di loro.
 
Le autrici dichiarano: “La nostra proposta di pluriverso come strumento analitico non è solo un’astrazione: essendo etnografico, emerge dalle nostre esperienze di mondi variamente immediati a corporee con cui il lavoro di campo ci ha confrontato e ci ha spinto verso una disposizione ad essere attenti alle pratiche che fanno mondi anche se non soddisfano la nostra richiesta di moderna epistemologia”.
 
Le autrici propongono un’ontologia politica sulla presunzione che ci sono mondi divergenti che si verificano costantemente attraverso negoziazioni, intrecci, incroci e interruzioni. Il pluriverso non è un dato di fatto o una preoccupazione, piuttosto un'apertura verso una possibilità che necessita di cure. Una questione di cura, come concettualizzato da Maria Tweetie della bella casa. 
 
In ogni modo la tesi che qui voglio dimostrare è che a partire dall'analisi dentro questa mobilitazione, emerge come la salute sia un campo di saperi e di lotte che si producono dentro un incontro ed uno scontro, all’interno di relazioni differenti con soggetti-saperi che hanno punti di contatto ma anche delle divergenze.
 
Scelgo l’antropologa Stratern per il concetto analitico di relazione, supponendo che le relazioni siano già ovunque e questo fornisce al discorso antropologico un vocabolario con cui sfidare le categorizzazioni di tipo essenzialista. In questo progetto contro egemonico infatti, che si muove nel campo del welfare, per la salute, per l'istruzione insieme, assumiamo la forza
dell'immaginazione di connessioni merografiche come le definisce Strada, il fatto che nulla è semplicemente parte di tutto nella misura in cui un altro punto di vista, un'altra prospettiva può ridescriverlo come parte di qualcos'altro.
 
Le relazioni che si instaurano tra le differenti componenti del mondo della scuola qui menzionate tra le singolarità stesse possono essere rilette all'interno della costruzione un progetto che negozia, confligge, produce flussi, variazioni, salti di conoscenza reciproca, separazioni dentro la costruzione di un modello di cura e di salute in divenire. Un sapere relazionale incorporato, quella eterogeneità che è specchio della produzione, della riproduzione dentro una complessità e un orizzonte di sfruttamento, estrattivismo, oppressione eterogeneo e che tiene insieme aspetti economici, sociali, politici e culturali e in questo caso mi riferisco all'eterogeneità delle forme di sussunzione del lavoro da parte del capitale, dei processi della pluralità, dei processi di trasformazione della forza lavoro in merce come vengono ben descritti da Sandro Mezzadra ma così come anche le forme di appropriazione del capitale dentro la famiglia nel family value di Melinda Cooper nell'ultimo testo. Il capitale del lavoro di genere nella famiglia, il precariato, gli educatori, il lavoro degli insegnanti, la forza lavoro in formazione, tutto dentro la macina del capitale. Dunque passa come progetto politico per una coalizione delle differenze delle soggettività messe al lavoro, il cui il valore è catturato in molteplici modi e il cui senso di lotta per la salute è anche lotta di riappropriazione della ricchezza.
 
Faccio un ultimo esempio etnografico per parlare di come questo processo di produzione di un progetto di contro egemonia (sapete io lavoro anche per Euronomade, quindi ci sono dentro anche tanti gruppi anche da molti compagni) subisca comunque, come potete immaginare dentro un campo di lotta, molteplici forme di variazione.
 
Abbiamo le varianti anche dentro la lotta sociale non soltanto nel virus!
 
Dunque qualche giorno fa c'è stata una bella manifestazione, un pezzo etnografico. É stata una bella manifestazione che si è conclusa davanti alla regione. Sono arrivata trafelata in ritardo, ma la nostra presenza era colorata e numerosa, una quantità di persone e di interventi. I miei studenti mi riconoscono e mi salutano, ce ne sono alcuni. Emma mi ha spedito le foto eppure apro anche questa mattina la chat di Priorità alla scuola e dentro c'è tutto: mamme che si sfogano della chiusura delle scuole mentre mandano immagini dove in Germania i bambini giocano tutti all'aperto, maestre che insorgono contro le mascherine per i bambini, post contro la dittatura sanitaria, articoli linkati di ogni genere dove si indicano gli indici rt in umbria e altrove.
 
A scorrere la chat e anche questa mattina sembra di stare dentro un campo di battaglia. Ogni post può prendere direzioni diverse, è davvero faticoso intervenire ogni tanto per ricollocare il discorso, orientarlo nella direzione auspicata. “La sinistra, dove sta la sinistra?” dice una mamma, è arrabbiata. Nessuno di loro difende la scuola pubblica. Da una parte occorre disvelare l'insidia del discorso sulla rete in cui molti possono cadere, la retorica populista che naviga dentro per lo più progetti calati dall'alto o nutriti dall'altro, per certo non basta al debanking, e dall'altra sembra di stare davvero in un fronte all'interno di queste reti, un fronte antifascista in cui la partita è molteplice. Un continuo sciame di messaggi da cui cercare di ribattere con un corpo a corpo tecnologico.
 
Certo ogni tanto mi sento con qualche compagno o compagna ma è dura. Qualche volta mi impegno di più, le altre volte lascio correre e poi ci sono i nuovi link di studi della statistica che spopola tra i genitori. É diventata una specie di mantra, un elemento taumaturgico che rassicura i genitori, calma le loro ansie e le mamme lo hanno assunto ed è diventata parte della loro narrazione. Lo chiameremo un apparato di secondo ordine. Obiettivamente è un apparato difficile da scardinare, perché seguendo il lavoro dell'antropologa Fratern, che utilizza le concettualizzazioni di Parrad, potremmo dire che allo stesso tempo un fenomeno (come lo stato della salute e della scuola) prodotto da un apparato (ovvero una lettura statistica di alcuni dati nel contesto scolastico relativi alla diffusione del contagio) funziona come apparato di secondo ordine e le sue specifiche producono fenomeni di un tipo particolare, ad esempio narrazioni.
 
Gli studi statistici in questo caso pare rivelerebbero la scarsa incidenza di contagi nella scuola, un maggior contagio tra i docenti, pare. Un problema non da poco visto che questa narrazione anche sulle mamme più critiche ha giocato un effetto di ri-identificazione. Ho spiegato che il progetto contro egemonico di Priorità alla scuola si basa sulla molteplicità delle differenze e delle presenze ed è anti identitario. Chiaramente questo tipo di narrazione produce al contrario un effetto di ri identificazione dentro il contenitore pass, che ha l'obiettivo di lavorare connettendo specifici problemi, esigenze, eterogeneità e differenze, per una convergenza comune.
 
Nei giorni scorsi dentro questa narrazione insieme al piano del ricorso giuridico dei genitori contro la porta chiusa della scuola si è costituita anche a Perugia una nuova chat e a questa in seguito una nuova associazione animata da mamme che erano precedentemente in pass, convinte che l'obiettivo principale sia la riapertura a qualsiasi costo e qualsiasi altro ragionamento sulla questione di investimenti e sicurezza, persino il tracciamento, pare possa essere anche importante ma tutt'al più vada giocato in seconda battuta, ovvero a scuole aperte.
 
La teoria dei due tempi nella migliore delle ipotesi rompe con la struttura dell'alleanza, depoliticizza nello scontro “porta chiusa e porta aperta” e mette un paravento ideologico, occlude concretamente l'accesso al welfare, alla salute, tende a dividere la varietà delle diverse forme di oppressione, sfruttamento, estrattivismo insite nella riproduzione.
 
Nell'ultimo periodo questa narrazione prende il sopravvento e diventa mainstream, buca tutti i giornali, il Corriere della Sera, gli schermi televisivi e contemporaneamente alle mobilitazioni che si stanno attivando e che attivano un discorso sempre più materiale, un divenire classe della mobilitazione pass che trova nel 26 marzo un momento importante di sciopero: sciopero produttivo riproduttivo.
 
Dunque che cosa è la salute? riappropriarsi del welfare, della ricchezza, ridefinire del comune per il comune, un piano pandemico adeguato per la riorganizzazione del welfare stesso, trasformare in questo caso anche la scuola, trasformarla dentro la contemporaneità e dentro i processi brutali di accumulazione che si sta dando il capitalismo.
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